Abolita la cedolare secca sulle locazioni di negozi: quali effetti sul commercio?

Abolita la cedolare secca sulle locazioni di negozi: quali effetti sul commercio?

Abolita la cedolare secca sulle locazioni di negozi: quali effetti sul commercio?

La Legge di bilancio 2020 non ha prorogato la cedolare secca con aliquota al 21% sulle locazioni commerciali, una misura introdotta appena un anno fa.

Quali sono le possibili ricadute di questa scelta? L'allarme di Confedilizia.

L'estensione della cedolare secca con aliquota al 21% consentiva, in presenza di determinati requisiti, di avvalersi del regime fiscale sostitutivo anche a chi stipulava un contratto di locazione che avesse come oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, cioè negozi e botteghe, e alle relative pertinenze.

Accolta come una delle maggiori novità inserite nella Legge di Bilancio dello scorso anno, questa misura che puntava a rianimare parte delle centinaia di migliaia di locali vuoti, è già stata cancellata.

Infatti il provvedimento non è stato confermato né nella Legge di bilancio 2020 né nel Decreto Milleproroghe.

Ciò significa che per i contratti stipulati quest'anno non è più possibile scegliere il regime facoltativo; vengono mantenute solo le eventuali opzioni per l'applicazione dell'imposta sostitutiva effettuate entro il 31 dicembre 2019.

La decisione del Governo è stata duramente attaccata da Confedilizia a livello nazionale, che trova insensato abolire un provvedimento che era stato adottato per dare fiato all'economia.

Il commercio, reduce degli anni della crisi, gravato da una tassazione pesante e in lotta per la sopravvivenza vista l’espansione del mercato delle vendite online, poteva solo trarre vantaggio da una misura che mirava ad agevolare l'affitto di locali sfitti, rianimando un comparto in difficoltà e, al tempo stesso, contribuendo a rendere più vive le nostre città.

Infatti tra gli effetti negativi della chiusura dei negozi c'è lo spopolamento dalle botteghe artigiane e dalle altre attività, fenomeno che purtroppo dà un aspetto desolante e degradato ai centri.

In passato il bisogno della cedolare sugli affitti commerciali era talmente evidente che a richiederla erano state anche le associazioni dei commercianti, convinte che l’eccesso di tassazione sui proprietari dei locali affittati ostacolasse l’apertura di nuove attività.

Effettivamente in assenza della cedolare il proprietario è soggetto all’Irpef, all’addizionale regionale Irpef, all’addizionale comunale Irpef e all’imposta di registro, per un carico totale che può superare il 48% del canone e al quale deve aggiungersi la patrimoniale Imu-Tasi, oltre alle spese di manutenzione dell’immobile e al rischio morosità.

Un quadro piuttosto scoraggiante.

Quindi secondo Confedilizia le conseguenze della cancellazione del provvedimento potrebbero essere disastrose.

Vedremo se, sollecitato dalle numerose critiche, il Governo tornerà sui suoi passi e riabiliterà la cedolare sulla locazione dei negozi, utile a sostenere il commercio e a risanare i nostri centri storici, rilanciando un settore in difficoltà.

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Veronica Giuntini

Titolare dell'Agenzia Immobiliare 2V